Ma Halloween ci appartiene?

Eccoci arrivati alla ormai data fatidica, 31 ottobre festa di Halloween. Ora, mi chiedo dove sta la logica e soprattutto il rispetto verso le nostre feste/tradizioni nonche’ religione.. 

Halloween  è la festa delle streghe, (così infatti è conosciuta oltreoceano) nonostante non lo si dica, è una ricorrenza esoterica (di fatto l’esoterismo è esercitare potere, in modo occulto, nei confronti di qualcuno). Il mondo esoterico così lo definisce: “è il giorno più magico dell’anno, è il capodanno di tutto il mondo esoterico; è la festa più importante dell’anno per i seguaci di satana”.

Non è forse il caso di pensare che oltre ad essere una festa che non ci appartiene, cade anche nei giorni che precedono, la festa di Ognisanti e alla celebrazione dei defunti? Non è questa una mancanza di rispetto verso il nostro credo e un volersi omologare ad una cultura che non è la nostra?

Comprendo la voglia di darsi alla pazza gioia per una notte, ma ci vuole così poco per inventarsi un qualsiasi motivo per festeggiare, esistono da tempo le feste in costume, perchè non riportare la nostra storia con dei costumi medioevali, sicuramente più belli a vedersi, di quelli squallidi vampiretti, scheletri, streghe e chi ne ha più ne metta?. La fantasia ragazzi, purtroppo è questa che vi manca, ed è ora di dimostrare che non avete bisogno del modello Americano per divertirvi.   

 

 

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Lettera al Ministro Mariastella Gelmini

Sono un semplice genitore,unico e prevalente, ho studiato a fondo il suo decreto, ho partecipato a tutte le riunioni con esponenti di destra e di sinistra, ho ascoltato con grande attenzione e con la più totale umiltà le argomentazioni, i numeri e le elucubrazioni filosofiche legate a questa riforma. Oggi, a pochi giorni dalla firma del presidente della Repubblica, ho bisogno del suo giudizio (in decimi naturalmente) per capire se il mio impegno ha dato i suoi frutti, visto che i suoi portavoce così come quelli dell’opposizione tralasciano punti che, giustamente, vanno a loro svantaggio (ho scoperto in questi giorni che le statistiche dell’OCSE cambiano in base ai punti di vista: occhio destro oppure occhio sinistro).

 

Nel 2009 mia figlia comincerà la scuola primaria, avrà quindi secondo le nuove normative, un maestro unico (o prevalente?) , che dovrà dalle 8.30 alle 12.30 per sei giorni la settimana gestire una classe di ca. 32 alunni (0.20 su 25 + 0.10 su 25 = 32.5…se la matematica non è ancora diventata un’opinione), che insegnerà tutte le materie di studio, esclusa religione. Nella sua nuova classe non ci saranno extracomunitari (la mozione della lega è passata), perché verranno inseriti in “classi ponte” (dal punto di vista educativo mi ha tolto un grande grattacapo: non dovrò più parlare a mia figlia di integrazione!). Mio figlio maggiore invece che, per sua sfortuna, ha già sette anni, quindi è “caduto” nel vecchio ordinamento, continuerà il suo percorso scolastico con più insegnanti. Quindi secondo la nuova riforma, che se non erro rinnega quelle precedenti, avrò in futuro una figlia preparatissima ed un figlio ignorante!

 

Dovrò pregare tutti i miei santi perché l’unico insegnante assegnato a mia figlia sia motivato e preparato, perché se non sbaglio il decreto non parla di selezione in base alla qualità ma in base alla quantità. ( per i corsi intensivi di inglese per gli insegnanti, proposti dal decreto, avrei un suggerimento: quelli in dvd meno costosi e molto efficaci, così possiamo eliminare anche tutti quei laureati in lingue che gravano sulla ns economia!).

 

Per avere la certezza sulle ore effettive di scuola (tempo pieno, 27 o 30 ore) dovrò chiedere prima alla direzione didattica del mio plesso che sicuramente mi rimanderà al comune il quale, con molta probabilità, si scuserà dicendomi che non ci sono fondi e che se avrò bisogno di questo servizio dovrò pagarlo ( per fortuna risparmierò sui libri di testo che, grazie al decreto, saranno gli stessi per 5 anni, sperando che le eventuali integrazioni non costino di più dell’unico che utilizzerò, perché immagino che le case editrici dovranno comunque “mangiare”). Se così non fosse, essendo un genitore stupidamente interessato alla buona istruzione di mia figlia, dovrò improvvisarmi educatore (fortuna ho fatto scienze dell’educazione alla Cattolica di Brescia, con dei bravissimi docenti strapagati e preparati. Pensi se avessi studiato alla statale di Verona, non avrei potuto avere questa opportunità), e utilizzare i pomeriggi in cui di solito giochiamo, a ripassare quello che in classe non è stato fatto. Grazie al cielo mio figlio maggiore, quello ignorante, avrà ancora fino alla fine della scuola primaria, tutti i suoi insegnanti, brutti e cattivi, ma su 3 sicuramente uno si salva.

 

Ciò che mi consola è che vivo in un paese abbastanza grande, con un circolo che supera i suoi parametri (500/900 alunni per circolo), altrimenti avrei risparmiato sui libri ma speso una consistente cifra sugli spostamenti in bus.

 

Mi ritengo molto fortunata anche perché mio marito non vuole il terzo figlio altrimenti dovrei mandarlo in una scuola dell’infanzia ridotta ai minimi termini (orario antimeridiano, “assistente unico”, perché non si chiamerà più insegnante, alunni dai 2 ai 5 anni in classi di max. 32 alunni) che non consentirebbe a me di continuare il lavoro, e al mio eventuale bimbo/a di prepararsi in maniera adeguata all’ingresso nella scuola primaria ( fino ad ora non avevo mai considerato la scuola dell’infanzia un servizio di baby-sitting).

 

Non continuo oltre, valutando le sue proposte anche per gli altri gradi di scuola, perché da brava italiana coltivo il mio piccolo orticello, facendo finta che quello che mi succede intorno non sia affar mio finché non mi tocca direttamente. Quindi non le parlerò del mio dispiacere nel vedere che tanti insegnanti precari che mio figlio (sempre quello ignorante!) ha conosciuto in questi due anni di scuola, verranno eliminati (lo farete in diretta come al grande fratello?) nonostante fossero, magari, più validi e preparati di quelli di ruolo. Così come non toccherò l’argomento dei voti in condotta e dei voti in decimi (sono d’accordo con lei che risparmiando sull’inchiostro, e dando un punteggio numerico al sapere, i miei figli saranno sicuramente più consapevoli delle loro capacità). No, non le parlerò di tutte queste cose. La mia lettera voleva solo essere una richiesta di perdono per questa ennesima scocciatura, anche per la mia certa partecipazione alla manifestazione del 30 Ottobre,(sarò quella silenziosa con la fascia nera al braccio, sperando mi riconosca anche quando, magari, un poliziotto mi avrà dato una manganellata in testa). Mi scusi Ministro Gelmini se anche in questa lettera ho provato ad utilizzare la mia coscienza di genitore e il mio spirito critico (l’unica cosa che il nostro governo sia esso di destra o di sinistra non può quantificare ne “tagliare”), rassicurandola sul fatto che il mio intervento non è stato fomentato da nessun particolare partito politico.

 

Ho solo paura che questa riforma, come d’altronde le precedenti, non risolverà ne il disinteresse degli alunni per la scuola, ne la demotivazione del personale insegnante e le assicuro che il clima di incertezza e di sfiducia non è mai stato così forte visto che, per l’ennesima volta, state trattando i nostri figli come cavie da laboratorio.

 

Credo fortemente che l’istruzione e di conseguenza il sapere non possano essere “essenzializzati”, la conoscenza ha bisogno di tempo, di confronto e di serenità per potere crescere, gli stessi principi che noi genitori cerchiamo di applicare nell’educazione e nella crescita dei nostri figli (mi permetto di ricordarglielo visto che mi parla di scuola e di insegnanti come punto di riferimento importante).

 

Di tutta questa riforma posso darle atto solo dell’impegno e soprattutto della fantasia con cui l’ha coniata ma, purtroppo, anche lei come quelli che l’hanno preceduta, ha nuovamente perso di vista la qualità cadendo squallidamente sulla quantità. Capisco il periodo infausto per la nostra economia, così come posso capire le varie strategie per risanare un bilancio devastato (è certa che solo tagliando la scuola, e non altri servizi veramente superflui si risolleveranno le finanze del nostro stato?), ma ciò che non riesco ad accettare è che ad ogni alito di vento la scuola subisca cambiamenti radicali che non toccano mai la sostanza e le reali esigenze, ma solo i numeri (mi chiedevo se nella sua commissione oltre ad avvocati ed economisti ci fosse per sbaglio la presenza di almeno un genitore, un insegnante, un pedagogista e uno studente, ha presente quelle persone che vivono quotidianamente la scuola ?)

 

Certa che la mia lettera rimarrà inascoltata come tutte quelle che l’hanno preceduta, la ringrazio e le auguro un buon lavoro.

Ringrazio rosarossa per avermi dato l’opportunità di postare questa lettera, spero che le parole di questa mamma vengano lette attentamente.

— 

Questa la mia risposta in commento.

Ho letto la lettera di questa mamma e mi trovo pienamente d’accordo con la sua linea di pensiero. Una scuola per pochi e se le manifestazioni non avranno alcun effetto sul governo, bhè credo che nei prossimi mesi, gli studenti che lasceranno gli studi saranno incontabili! Qui, nel fortunato Trentino c’è già un aria che la si può tagliare con il coltello! Studenti che sulle coriere parlano di lasciare, altri che combattono con le uniche armi a loro disposizione: cortei,manifestazioni di ogni genere, e prossime autogestioni.
Questa legge, come altre, vuole arrivare al modello U.S.A
Scuole per ricchi ( vedi college), poi si passerà alla Sanità,(già con i Ticket  siamo a buon punto)
senza assicurazione non si avrà più diritto a nessuna cura.
Nelle grandi città ci sono già i quartieri per emarginare gli straneri…
Stanno seguendo veramente un pessimo esempio e noi poveri “ignoranti “ne paghiamo sempre le conseguenze!
Posto su OKNOtizie e sul mio blog questa lettera.
Vediamo quanti “Ignoranti” si interessano alla cosa.

 

Il decreto Gelmini diventa Legge

 

Approvato definitivamente  il decreto  legge “Gelmini”, 137/08, da non confondere con la LEGGE 133/8 che taglia i fondi per l’Università, che è stata già approvata nel mese di Agosto.

Ecco il testo completo:

Ddl Senato 1108 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università

Articolo 1.

(Cittadinanza e Costituzione)

1. A decorrere dall’inizio dell’anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell’infanzia.

1-bis. Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale

2. All’attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Articolo 2.

(Valutazione del comportamento degli studenti).

1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.

1-bis. Le somme iscritte nel conto dei residui del bilancio dello Stato per l’anno 2008, a seguito di quanto disposto dall’articolo 1, commi 28 e 29, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non utilizzate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere destinate al finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici ovvero di impianti e strutture sportive dei medesimi. Al riparto delle risorse, con l’individuazione degli interventi e degli enti destinatari, si provvede con decreto del ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è effettuata mediante l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi.

3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono specificati i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo.

Articolo 3.

(Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti)

1. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi e illustrate con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno.

1-bis. Nella scuola primaria i docenti, con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione.

2. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite nonché la valutazione dell’esame finale del ciclo sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi.

3. Nella scuola secondaria di primo grado sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

3-bis. Il comma 4 dell’articolo 185 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è sostituito dal seguente:

4. L’esito dell’esame conclusivo del primo ciclo è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall’alunno; conseguono il diploma gli studenti che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi.

4. Il comma 3 dell’articolo 13 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, è abrogato;

al comma 5, dopo le parole: degli studenti sono inserite le seguenti:, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni,.

5. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni, e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.

Articolo 4.

(Insegnante unico nella scuola primaria)

1. Nell’ambito degli obiettivi di razionalizzazione di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64 è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

2. Con apposita sequenza contrattuale è definito il trattamento economico dovuto all’insegnante unico della scuola primaria, per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.

2-bis. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ferme restando le attribuzioni del comitato di cui all’articolo 64, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, provvede alla verifica degli specifici effetti finanziari determinati dall’applicazione del comma 1 del presente articolo, a decorrere dal 1o settembre 2009. A seguito della predetta verifica per le finalità di cui alla sequenza contrattuale prevista dal comma 2 del presente articolo, si provvede, per l’anno 2009, ove occorra e in via transitoria, a valere sulle risorse del fondo d’istituto delle istituzioni scolastiche da reintegrare con quota parte delle risorse rese disponibili ai sensi del comma 9 dell’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei limiti dei risparmi di spesa conseguenti all’applicazione del comma 1, resi disponibili per le finalità di cui al comma 2 del presente articolo e in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

2-ter. La disciplina prevista dai presente articolo entra in vigore a partire dall’anno scolastico 2009/2010, relativamente alle prime classi del ciclo scolastico.

Articolo 5.

(Adozione dei libri di testo)

1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l’editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo che per la pubblicazione di eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avvienecnella scuola primaria con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio e nella scuola secondaria di primo e secondo grado ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni. Il dirigente scolastico vigila affinché le delibere dei competenti organi scolastici concernenti l’adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni vigenti.

Articolo 5-bis.

(Disposizioni in materia di graduatorie ad esaurimento)

1. Nei termini e con le modalità fissati nel provvedimento di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento da disporre per il biennio 2009/2010, ai sensi dell’articolo 1, commi 605, lettera c), e 607, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, i docenti che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) o i corsi biennali abilitanti di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID), attivati nell’anno accademico 2007/2008, e hanno conseguito il titolo abilitante sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

2. Analogamente sono iscritti, a domanda, nelle predette graduatorie e sono collocati nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti i docenti che hanno frequentato il primo corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale delle classi di concorso 31/A e 32/A e di strumento musicale nella scuola media della classe di concorso 77/A e hanno conseguito la relativa abilitazione.

3. Possono inoltre chiedere l’iscrizione con riserva nelle suddette graduatorie coloro che si sono iscritti nell’anno accademico 2007/2008 al corso di laurea in scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di didattica della musica; la riserva è sciolta all’atto del conseguimento dell’abilitazione relativa al corsodi laurea e ai corsi quadriennali sopra indicati e la collocazione in graduatoria è disposta sulla base dei punteggi attribuiti ai titoli posseduti.

Articolo 6.

(Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria)

1. L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento nella scuola primaria o nella scuola dell’infanzia, a seconda dell’indirizzo prescelto.

2. Le disposizioni di cui al comma i si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l’esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in vigore del presente decreto.

Articolo 7.

(Modifica del comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia)

1. Il comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente:

«433. Al concorso per l’accesso alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superano il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato».

Articolo 7-bis.

(Provvedimenti per la sicurezza delle scuole)

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, formulato ai sensi dell’articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è destinato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso.

2. Al fine di consentire il completo utilizzo delle risorse già assegnate a sostegno delle iniziative in materia di edilizia scolastica, le economie, comunque maturate alla data di entrata in vigore del presente decreto e rivenienti dai finanziamenti attivati ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 1o luglio 1986 n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, dall’articolo 1 della legge 23 dicembre 1991, n. 430 e dall’articolo 2, comma 4, della legge 8 agosto 1996, n. 431, nonché quelle relative a finanziamenti per i quali non sono state effettuate movimentazioni a decorrere dal 1o gennaio 2006, sono revocate. A tal fine le stazioni appaltanti provvedono a rescindere, ai sensi dell’articolo 134 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, i contratti stipulati, quantificano le economie e ne danno comunicazione alla regione territorialmente competente.

3. La revoca di cui al comma 2 è disposta con decreto del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentite le regioni territorialmente competenti e le relative somme sono riassegnate, con le stesse modalità, per l’attivazione di opere di messa in sicurezza delle strutture scolastiche finalizzate alla mitigazione del rischio sismico, da realizzare in attuazione del patto per la sicurezza delle scuole sottoscritto il 20 dicembre 2007, dal ministro della pubblica istruzione e dai rappresentanti delle regioni e degli enti locali, ai sensi dell’articolo 1, comma 625, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. L’eventuale riassegnazione delle risorse a regione diversa è disposta sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.

4. Nell’attuazione degli interventi disposti ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le prescrizioni di cui all’articolo 4 commi 5, 7 e 9 della legge 11

 

gennaio 1996 n. 23; i relativi finanziamenti possono, comunque, essere nuovamente revocati e riassegnati, con le medesime modalità,qualora i lavori programmati non siano avviati entro due anni dall’assegnazione ovvero gli enti beneficiari dichiarino l’impossibilità di eseguire le opere.

5. Il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nomina un soggetto attuatore che definisce gli interventi da effettuare per assicurare l’immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica. Il soggetto attuatore e la localizzazione degli edifici interessati sono individuati d’intesa con la predetta Conferenza unificata.

6. Al fine di assicurare l’integrazione e l’ottimizzazione dei finanziamenti destinati alla sicurezza sismica delle scuole il soggetto attuatore, di cui al comma 5, definisce il cronoprogramma dei lavori sulla base delle risorse disponibili, d’intesa con il dipartimento della protezione civile, sentita la predetta Conferenza unificata.

7. All’attuazione dei commi da 2 a 6 si provvede con decreti del ministro dell’economia e delle finanze su proposta del ministro competente, previa verifica dell’assenza di effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica.

Articolo 8.

(Norme finali)

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

1-bis. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

In rifermimento all’Articolo 8

Mamma Provincia Autonoma pensaci tu!

Naturalmente Trendy

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Sei una fan del Piccolo Principe? Ecco una sorpresa adatta alle temperature inveranali (Magazzini Salani): arrivano a breve in libreria a maniche lunghe, in azzurro  bianco e blu, tutte dedicate al tenero protagonista del famoso libro di Saint Exupery. E per le patite di Mafalda una nuova tshirt, in cotone bianco, dedicata alla simpatica e impertinente creatura del disegantore Quino. Il tema? ” Sono esaurita”

Profumo di donna

Il modo in cui il profumo viene percepito dipende da molti fattori. Spesso ha a che fare con i nostri ricordi, ci piace perchè magari ci fa pensare all’odore del mare, o alla fragranza che usava la mamma o magari ci riporta indietro nel tempo a un viaggio indimenticabile. Può anche essere per una questione di genetica, visto che gli odori vengono percepiti quando le componenti chimiche stimolano le nostre cellule olfattive. Insomma, la percezione di una fragranza è molto soggettiva e, dunque, anche la scelta non può essere che personalissima. Vale però la pena sapere che in ogni profumo ci sono tre “componenti” fisse: le note di testa, di cuore, di fondo.

Note di testa: Sono le più volatili, quelle che catturano l’attenzione e determinano l’impatto del profumo sul sistema olfattivo. Sono spesso note esperidee (limone, bergamotto, mandarino, arancio) o erabcee (salvia, rosmarino, lavanda). Il loro effetto dura circa dieci minuti dopodichè iniziano a sprigionarsi le note del cuore. Quindi quando provi un profumo lascia passare almeno un quarto d’ora per comprendere se è di tuo gusto perchè è bene percepire anche le note di cuore e non lasciarsi condizionare soltanto dalle prime.

Note di cuore: Hanno più tenuta di quelle di testa e sono quelle che conferiscono il vero carattere del profumo. Sono generalemente fiorite (rosa, garofano, gelsomino, ylang- ylang, tuberosa, mughetto) o speziate ( chiodo di garofano, noce moscata, coriandolo, cannella). La loro durata può variare dalle 4 alle 6 ore.

Note di fondo: Intensificano il carattere di fondo del profumo. Hanno bisogno di molto tempo per svilupparsi, ma durano più a lungo di tutte le altre. Possono rimanere sul tessuto di un capo di abbigliamento anche per più giorni. Sono spesso note balsamiche (mirra, benzoino, laudano) o boisèe (legno di cedro, patchuli, vètiver, sandalo)

  • Consigli pratici: Rocorda che se vuoi conservare più a lungo il tuo profumo, lo devi tenere, ben chiuso, in un luogo buio e fresco, in modo che non venga alterato dalla luce,  dalla temperatura, o dall’umidità.
  • Non mescolare il tuo profumo con altre fragranze. Sarebbe sempre meglio adoperare bagnoschiuma, deodorante e creme della stessa linea.
  • Per evitare macchie sui tessuti, il profumo mettilo prima di vestirti. Applicalo sulle zone pulsanti (interno dei polsi, tempie, collo) visto che in queste zone la circolazione del sangue permette alla fragranza di evaporare.

Altro che Bel Paese!Siamo sempre più depressi

Che sia colpa della congettura economica sfavorevole, della precarietà lavorativa. della paura per il futuro, il risultato non cambia: cresce il numero degli afflitti del “mal di vivere”.

I dati parlano chiaro: in Italia stiamo diventando sempre più tristi. E depressi. Un profondo malessere che interessa otre un milione e mezzo di italiani, ma anche un’ epidemia internazionale, se è vero come testimoniano i dati dell’OMS, Organizzazine Mondiale della Sanità, che la depressione colpisce circa 400milioni di persone nel mondo e che, entro il 2020, diventerà la patologia più diffusa, seconda solo alle malattie cardiovascolari. Un triste primato se si prende in considerazione solo la popolazione di età compresa tra i 15 e i 44 anni. Si stima che nel nostro Paese circa il 15- 20 % degli italiani avrà almeno un episodio di depressione significativo nella sua vita.

Una malattia da non sottovalutare. Ciascuno di noi, sottoposto a stress, reagisce diversamente: c’è chi non si lascia abbattere e chi sprofonda in un abisso senza fine. In una società come quella contemporanea, sempre più ricca di frustrazioni e prove da superare e sempre più povera di opportunità, in cui parole come mobbing e stress non solo sono entrate nel vocabolario collettivo, ma anche nella quotinianeità di ognuno, le difficoltà da superare possono sembrare davvero troppe. E allora ecco che ci assale la sensazione di essere dei falliti senza futuro. << La prima cosa da dire rispetto alla depressione è che si tratta di una vera e propria malattia e che, pertanto, in quanto tale va affrontata>>. Non è quindi semplice tristezza, ma un malessere profondo e durevole, caratterizzato da una sintomatologia ben precisa.<<Inanzitutto le azioni quotidiane che diventano progressivamente più faticose, poi fluttuazioni dell’umore, il desiderio di chiudersi in se stessi, apatia, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e dell’appetito..fino ad arrivare all’incapacità di intrattenere rapporti sociali o lavorativi>>Insomma diversi i sintomi così come diverse sono le forme in cui la depressione si può manifestare. Sebbene le tipologie cliniche siano molteplici, le più frequenti sono di tre tipi: episodio depressivo maggiore, disturbo bipolare e distemia. La depressione maggiore si manifesta con episodi caratterizzati da sintomi di una certa gravità che coinvolgono tutta la vita del malato e per i quali non è rintracciabile una causa precisa. Il disturbo bipolare, invece è caratterizzato da un’alternanza di episodi depressivi e di eccitamento maniacale durante i quali le persone possono diventare estremamente attive, irritabili o euforiche. La distamia, infine, presenta sintomi analoghi alla depressione maggiore, ma di minor entità.

Dalle cause alle cure. Molteplici sono le cause della depressione, sostanzialmente individuabili in fattori ambientali, biologici, predisposizione genetica, personalià, stress, malattie organiche e farmaci. Non c’è dunque un unico fattore determinante, piuttosto un insieme di elementi. Determinanti condizioni di vita, come un lutto, un abbandono, la perdita del lavoro o la fine di un rapporto di coppia, possono fungere da “innesco” alla depressione. Numerosi studi hanno rilevato alterazioni significative in tre neurotrasmettitori: serotonina, noradrenalina e dopamina. Tre sostanza coinvolte nella regolazione del tono dell’umore e delle reazioni emotive. A questo si associa la familiarità << Chi ha un genitore affetto da tale malattia è più esposto al rischio di diventare un depresso. Anche se naturalmente, non tutti i soggetti con carico familiare positivo sviluppano la malattia>>.

Ma la depressione si può curare. La ricerca scientifica indica che il 70% delle persone che soffrono di depressione risponde positivamente ai trattamenti farmacologici. Ma le medicine non sono l’unica soluzione. La cura in genere prevede anche un percorso di analisi psichiatrica o psicoterapica. Mentre l’ultia ratio, da prendere in considerazione solo quando le altre strade non hanno prodotto risultati apprezzabili, è la terapia elettoconvulsivante, una metodica che consiste nell’induzione di una crisi convulsiva mediante l’impiego di uno stimolo elettrico, effettuata con il paziente in anestesia generale. Decisamente più blanda è,  invece la terapia con luce bianca pulsante. In questo caso, il paziente viene posto sotto una lampada dotata di speciali tubi fluorescenti che emettono una luca bianca biologica, simile alla luce solare, in grado di rigenerare il corpo e la mente. Questo tipo di terapia, molto utilizzata in quei Paesi in cui le ore del sole nell’arco della giornata, sono ridotte, è invece poco diffusa in Italia.